La tecnologia è il nuovo sciamanesimo?

Gli schermi sono la nuova pelle del mondo, mi dico, spostando la sua immagine con il mio dito per farla coincidere con la mia. Sono la pelle di una nuova entità collettiva radicalmente decentrata e in corso di soggettivizzazione. In poco tempo, gli innesti elettronici trasformeranno le nostre pelli in schermi. Attraversiamo una trasformazione paragonabile a quella vissuta dagli esseri umani quando Gutenberg ha inventato la stampa. Con la riproduzione meccanica della Bibbia è arrivata l’epoca della secolarizzazione del sapere e dell’automatizzazione della produzione. Oggi la rapidità delle trasformazioni tecnologiche supera perfino le previsioni della fantascienza. Ogni anno assistiamo all’obsolescenza di apparecchi e applicazioni che ci sembravano eterni, e alla nascita di novità che assorbiamo in poche ore.

Un giorno arriveremo alla smaterializzazione assoluta e all’automatizzazione totale. Ci sforziamo di naturalizzare tutto, continuiamo a raccontare le nostre passioni come facevamo ai tempi di Omero o di Shakespeare. Ci ostiniamo a preoccuparci di produzione, d’ideologia, di religione o di nazione, quando tutto sta cambiando. Desideriamo continuare a dire che dio esiste, che la nazione esiste, che il sesso esiste, che il lavoro e la disoccupazione esistono. Ma forse non è così.

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