Non si va via solo per mancanza di lavoro

La scomparsa dei due giovani architetti italiani nel rogo della Grenfell Tower di Londra getta sale sulla ferita del lavoro giovanile e più in generale sull’accesso alle opportunità per le nuove generazioni. Spesso si associa in maniera troppo sbrigativa l’emigrazione per necessità, economica, con un fenomeno che riguarda più la ricerca di opportunità migliori, più appaganti. Non è solo la mancanza di opportunità che spinge le persone ad andarsene dal proprio paese per un po’ di tempo: perfino l’Italia è terra di approdo di molti europei (così come di asiatici e americani) che vengono anche da paesi più ricchi del nostro, ma che vogliono studiare e lavorare qui per qualche tempo (a Milano è comune incontrare ventenni statunitensi o giapponesi qualificati che sono venuti in Italia per cercare lavoro) e che rappresentano un’immigrazione assai diversa da quella causata da guerra e miseria. Il nostro problema è che i giovani qualificati che attraiamo sono meno dei nostri che vanno altrove. Spesso la pessima offerta economica che viene fatta come primo impiego è soltanto il pretesto che si utilizza per giustificare agli altri (e forse a se stessi) la propria decisione di espatriare.

La colpa è di persone in carne e ossa, forse con responsabilità anche politiche, che – si spera – saranno individuate, giudicate e condannate. Persone disoneste e incompetenti, che sono presenti in tutti i paesi, anche in quelli che maggiormente idealizziamo (e li idealizziamo perché non li conosciamo, non viaggiamo). Gente che mette in pericolo le vite altrui, risparmiando sui materiali di una ristrutturazione o installando un sistema di allarme difettoso, è purtroppo presente ovunque. Perfino in Italia.

(continua a leggere su Gli Stati Generali)

 

 

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