Protezione e protezionismo. La guerra commerciale tra Usa, Ue e Cina

Per molti anni abbiamo avuto la percezione di vivere in un mondo globalizzato: abolite le frontiere in Europa, ridotti fortemente in sede WTO i dazi doganali, diffuse in tempo reale le informazioni tra popoli e culture molto distanti tra loro, abbiamo avuto l’impressione che le frontiere fossero state abbattute.

Si trattava solo di un’illusione collettiva, considerato che le frontiere doganali, e in particolare i dazi, anche se generalmente ridotti, non erano affatto scomparsi.

Non soltanto nei Paesi in via di sviluppo le tariffe doganali sono rimaste alte (16,9% del valore dei prodotti), ma anche nei Paesi industrializzati, alcuni beni hanno continuato a scontare, all’importazione, dazi del 20%, con punte dell’85% in caso di applicazione di misure antidumping. [continua a leggere].


L’Europa alza lo scudo contro le scalate ostili cinesi. Mercoledì prossimo la Commissione europea approverà il piano per bloccare gli investimenti da parte dei paesi terzi che mettono in pericolo la sicurezza degli stati membri. Lo scudo prevede che le capitali possano cooperare e aiutarsi tra loro quando un investimento straniero metterà a rischio la loro sicurezza o l’ ordine pubblico. Un governo che esaminerà l’ acquisto di un’ industria da parte dei cinesi dovrà informare entro 5 giorni i partner europei, che entro 15 giorni potranno prendere posizione sul tema in modo da rinforzare politicamente l’ eventuale stop del Paese colpito. Anche la Commissione europea dovrà essere informata e avrà 30 giorni per pronunciarsi.[Continua a leggere]


La dimostrazione di quanto la situazione sia seria e di come sia davvero allo studio una strategia comune viene dalle parole usate da Draghi al vertice dei governatori delle banche centrali che si è svolto in Wyoming, a Jackson Hole. Il presidente della Bce ha parlato di crescita globale e di rilancio dell’Eurozona, ha poi bocciato il protezionismo ricordando che chiudere gli scambi commerciali rischia di avere un impatto negativo sul potenziale di crescita globale. Ma il numero uno dell’Eurotower ha introdotto il concetto di protezione: «Serve una maggiore cooperazione multilaterale in grado di rispondere ai timori di sicurezza ed equità legati alla globalizzazione. Incoraggiando una convergenza delle regole, è possibile proteggersi dagli effetti non graditi dei mercati aperti. E la protezione assicura il non scivolare nel protezionismo». Siamo probabilmente di fronte alla risposta europea all’“America first” di Trump e all’aggressività cinese; una terza via lungo la quale non si vogliono chiudere i mercati rischiando di perderne i benefici per una crescita mai così necessaria in Europa, ma al contempo si vuole difendere l’industria europea. [continua a leggere].

 

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