La rivoluzione si fa, ma nessuno tocchi la mia busta di plastica.

Sembra ieri quando ci si indignava per i delfini che rischiavano di morire per le buste di plastica, o per l’inquinamento in generale. Sembra ieri quando si puntava il dito contro l’inquinamento e contro l’utilizzo massiccio del petrolio e dei suoi derivati. Ma la rivoluzione, si sa, la farà qualcun altro, e magari non con i nostri soldi, non con le nostre abitudini. Accade quindi che dal primo gennaio entra in vigore una legge italiana che recepisce una direttiva europea che mette al bando la plastica e i sacchetti nei reparti ortofrutticoli della GDO. Scrive Legambiente: “In Europa, secondo gli ultimi dati diffusi dall’EPA, si stima un consumo annuo di 100 miliardi di sacchetti, una parte di questi finiscono in mare e sulle coste. Legambiente ricorda che in questi anni l’Italia si è dimostrata un esempio virtuoso in Europa per la riduzione dell’uso delle buste di plastica ed è stato il primo paese europeo ad approvare, nel 2011, la legge contro gli shopper non compostabili. Ad oggi, anche se la misura non è del tutto rispettata, c’è stata una riduzione nell’uso di sacchetti del 55%. Se fosse esteso a tutti i Paesi del Mediterraneo e non solo, i risultati in termini sarebbero molto più rilevanti. Su scala mediterranea, la messa al bando degli shopper non compostabili è attiva in Italia, Francia e Marocco. Altri Paesi hanno introdotto delle tasse fisse (Croazia, Malta, Israele e alcune zone della Spagna, della Grecia e della Turchia). La Tunisia ha messo al bando le buste di plastica non biodegradabili nelle grandi catene di supermercati e Cipro metterà in atto la normativa europea a partire dal 2018.”

Il cambiamento sta avvenendo gradualmente ovunque e in Italia non è la prima volta che si fa qualcosa in questa direzione. Già da tempo le buste di plastica si pagano alla cassa e probabilmente chi ora protesta o non se n’è accorto o non fa la spesa quotidiana.

Alla polemica scaturita sul costo dei sacchetti si è aggiunta la notizia complottista che tutto questo si faceva per favorire una imprenditrice “amica” di Renzi, che altro non è che Catia Bastioli, amministratrice di Novamont, da sempre ritenuta, per chi è nel settore, una delle aziende più all’avanguardia rispetto al riutilizzo dei materiali (detiene circa 1000 brevetti). Per un giorno intero sui social e sui giornali avversari al PD, circola la voce che tutto questo non fosse altro che un regalo all’impresa, tanto che questa si è dovuta quasi giustificare.

Come se non bastasse il fatto che una impresa leader di mercato deve, dopo anni di ricerche, doversi giustificare se una legge finalmente fa fare un passo avanti al Paese, c’è anche un sondaggio fatto da Ipsos e diffuso dalla stessa Novamont, che sostanzialmente sostiene che gli italiani sono mediamente favorevoli all’introduzione dei sacchetti bio nel banco frutta: “Il 58% degli italiani apprezza molto la novità introdotta con il recepimento della direttiva europea. Reazioni trasversali e segmentate sul tema del pagamento: il 59% valuta un costo ipotetico di 2 cent per sacchetto del tutto accettabile mentre il 13% è in disaccordo.  La creazione di posti di lavoro nella filiera della chimica verde aumenta la propensione al pagamento dei sacchetti.  Ruolo chiave della comunicazione che deve essere chiara e coinvolgente“. Un italiano su dieci, circa, non è d’accordo al cambiamento, ma comunque bisognava comunicare bene la cosa. Chi ha fatto prima, invece, determinando il punto di vista polarizzante, è stata la stampa ostile, e alcuni centri di diffusione che si sono adoperati per utilizzare la notizia già in chiave di campagna elettorale.

La storia della busta della spesa ci offre almeno due spunti di riflessione. Il primo riguarda il rapporto che c’è tra impresa che innova e il Paese. Il secondo spunto, strettamente legato al primo, riguarda la busta della spesa, metafora precisa di cosa e come scateni una reazione: la libertà di fare la spesa. La propria busta delle spesa, la cui dimensione determina il successo o l’insuccesso, è l’immagine di un mondo alle soglie del cambiamento (nel bene o nel male) che si determina in base alla capacità di spendere denaro, acquistare roba, soddisfare i propri vuoti dell’essere con l’avere. La busta di plastica potrebbe un piccolo ma poderoso segno dei tempi.

 

 

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