Spreco alimentare. Tempo di riflessione dopo le Feste

Uno dei cliché con il quale si identificano le abitudini alimentari del Meridione vede una nonna o una zia alle prese con un nipote al quale chiedere ripetutamente: “Stai mangiando?“, e magari preparare una porzione abbondante di pasta al forno. Contemporaneamente assistiamo nelle nostre famiglie a richieste di piatti sempre meno pieni. Una contraddizione tra un modo quasi simbolico di concepire il cibo e la sua abbondanza e la necessità tutta contemporanea di contenere gli eccessi, sia per quanto riguarda la tutela della salute che, magari, per mere esigenze estetiche.

Eppure da sempre Natale e le Feste corrispondono ad un momento in cui il cibo viene servito e sprecato senza soluzione di continuità. Secondo i dati del Codacons, rispetto al 2016 la spesa alimentare è cresciuta, mentre la FAO stima che un terzo del cibo viene gettato. Secondo un dato diffuso qualche anno fa, durante le festività natalizie finiscono nella spazzatura 440mila tonnellate di cibo, il valore complessivo di questo spreco di denaro ammonta a 1,32 miliardi di euro. Le cifre dello spreco alimentare europeo sono: 89 milioni di tonnellate di cibo sprecato che, a loro volta, hanno prodotto 170 milioni di tonnellate di gas serra.

Passate le feste sembra inutile ricordare come si fa a non sprecare cibo, ma non lo è, perché tra i buoni propositi del nuovo anno potrebbe esserci proprio quello di mangiare meno e meglio. Innanzitutto prediligendo il kilometro zero, quindi acquistando solo quello che è necessario. Infine cercando di non gettare quanto avanza, ma magari di riscaldarlo il giorno dopo.

Esistono diverse startup che vanno in questa direzione, basti pensare all’idea di Last Minute Sotto Casa, di cui parlavamo qui.

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