L’orto in tavola (letteralmente) sarà il cibo del futuro

Portare l’orto in tavola potrebbe essere l’unica strada sostenibile per alimentare l’umanità del futuro. Portarlo letteralmente, perché la ricerca sulla nutrizione in un mondo povero di risorse sta indirizzando gli scienziati verso la ricerca di cibi altamente proteici e che abbiano bisogno di poca cura. Gli insetti, ovviamente, che potrebbero diventare una materia prima molto diffusa, oppure i microortaggi, microgreens, sicuramente più belli da vedere e meno cruenti da produrre. In un articolo di Carlo “Doctor Gourmeta” Spinelli sul numero di marzo di Domus, racconta come si sta rinnovando l’alimentazione umana e si sta ripensando i processi produttivi del mondo gastronomico in un contesto urbano. Tra i vari esempi, Spinelli cita il pugliese Carlo Minimmi che, con OrtoGourmet, sta innovando il mondo della produzione di cibo nutriente. I microgreens sono piantine giovani appena germogliate, e Minimmi le sta producendo in un impianto di Giovinazzo, nelle cui serre sono prodotte diecimila confezioni di fiori e foglie e cinquantamila vaschette da 100 g di microgreens. OrtoGourmet produce germogli di piante tipiche pugliesi: rape, carota di Polignano, cavolo riccio o la bietola barese. “Questo è il cibo del futuro perché è funzionale, un vero cibo ‘nutraceutico’ che nutre il nostro organismo: tra qualche anno una persona assumerà una vaschetta al giorno al posto degli integratori”, commenta lo stesso Minimmi. I microgreens sono anche belli, oltre ad essere buoni: Minimmi ha realizzato un orto verticale nella ristobottega Stammibene di Bari. Tutto quello che cresce sulla parete è commestibile e diventa ingrediente per la cucina dello chef del locale.

Qui l’articolo in inglese.

La foto è tratta da facebook.com

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