La gig economy è l’unica possibile ai tempi della rivoluzione digitale?

“Cosa c’è davvero di nuovo? Nonostante l’automazione di massa, i miliardi di dollari degli investitori privati e le milioni di app per cellulare, il lavoro rimane lavoro: nessuno, infatti, sembra essere riuscito a rivoluzionare quella concezione secondo cui una persona ne paga un’altra per fare qualcosa. Semplicemente, in alcuni casi,  gli strumenti del mestiere sono diventati digitali, probabilmente in maniera definitiva. Nonostante questo, le nuove piattaforme del settore dicono, con una certa ambizione, di voler rivoluzionare le vecchie e travagliate relazioni tra datori di lavoro e lavoratori. Uber ha destabilizzato le (spesso malviste) agenzie di taxi del passato; grazie a TaskRabbit basta toccare uno schermo per assumere forza lavoro a basso costo in tutto il mondo; Deliveroo, infine, ha creato un esercito di ciclo-corrieri pronti ad affrontare freddo e pioggia per consegnare pasti a domicilio”. Così parlano della gig economy Mark Graham e Joe Shaw. Il loro intervento è contenuto del pamphlet Towards a Fairer Gig Economy, che è stato tradotto in italiano e pubblicato online da OpenPolis. Un lavoro importante, anche perchè OpenPolis sta accompagnando ad ogni riflessione contenuta nel libretto, casi specifici raccolti in tutta Italia, le interviste ai ciclo-corrieri.

Approcciarsi alla gig economy in maniera laica non è semplice. Al momento è evidente che l’analisi viene affrontata dal punto dei “lavoretti” e di come le imprese sfruttino questi luoghi grigi per misurare nuove forme di sfruttamento. Se sono “lavoretti”, piccoli lavori, ci saranno piccoli diritti. Anzi, quasi nulla, come racconta Antonio Casilli, ricercatore italiano trapiantato in Francia, che racconta come anche l’AI in realtà si nutre di lavoro umano sfruttato e sottopagato. Ma se i “lavoretti” non lo sono tanto, ma magari l’unica fonte di reddito in una società ancora non pronta per affrontare, anche culturalmente, la perdita di alcune posizioni di rendita, la gig economy è l’unica economia possibile ai tempi della rivoluzione digitale? Se la risposta è positiva bisognerà attivarsi per migliorarla, regolarla, renderla più umana, liberarla dalla dipendenza dell’algoritmo?

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