Senza lavoro e senza petrolio. La crisi politica italiana vista dal punto di vista dell’energia

Tagliare le spese, aumentare i consumi, riprendere a crescere. Il racconto che in questi giorni si sta facendo della situazione politica italiana coinvolge concetti che i più attenti sanno che non sarà possibile mai più tornare ad una situazione pre-2008 e chi ciancia il contrario in realtà sta mentendo. La situazione politica italiana è l’esatta rappresentazione della crisi economica e energetica riversata nella politica. In affanno il sistema produttivo a causa della scarsità di risorse a buon mercato (cheap oil e cheap labor) e soprattutto incapaci di trovare alternative per convertire il sistema produttivo con politiche a lungo termine, tutto condito con un clima di campagna elettorale permanente che schiaccia sull’eterno presente la discussione politica, è meglio rinfrescare i concetti chiavi. Noi lo facciamo citando l’ottimo intervento di Luca Pardi su Aspo Italia, che riprendiamo: “Essenzialmente penso che l’attuale situazione italiana, europea e mondiale sia il prodotto del picco del petrolio convenzionale. Alcuni vedono come il fumo negli occhi l’idea che questa sia una crisi di scarsità e la vedono come un’altra crisi da sovrapproduzione del sistema capitalistico. Personalmente non escludo che sia possibile considerare anche questo aspetto. Ormai sappiamo che fra i fattori di produzione oltre al lavoro ed al capitale ci sono anche le materie prime (la terra di Ricardo) e, in particolare, l’energia“. E quindi: “La globalizzazione ha reso estremamente a buon mercato il fattore lavoro; la fine del cheap oil è stata compensata con la moltiplicazione smisurata del cheap labor per non parlare del cheap environment, cioè della scarsa valutazione dei danni ambientali. Inoltre essa ha permesso la quasi totale liberalizzazione dei movimenti dei capitali finanziari che sono così andati là dove i fattori di produzione erano più favorevoli. Nei paesi di vecchia industrializzazione, già abbastanza irrigiditi sul piano della tutela ambientale, il lavoro non può essere eliminato senza costi per cui nei paesi manifatturieri come l’Italia, economicamente devastati dalla globalizzazione (i PIIGS), e incapaci di competere a livelli tecnologici superiori (come la Germania e il nord Europa) è esploso il debito pubblico. La cosa è evidentemente insostenibile e sinceramente non so dove possa andare a finire“. (qui l’articolo integrale).

Il tentativo di riportare la discussione su temi strategici l’ha fatto anche Greepeace, con la campagna sulle fake news fatta durante il periodo elettorale appena (ma non del tutto) passato. Inoltre non va dimenticato il documento fatto girare e firmare dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile “La scienza al voto”. Un appello fatto firmare da tutte le compagini politiche che si impegnavano, in caso di vittoria, a far rispettare gli accordi di Parigi ed attivarsi per la decarbonizzazione: “L’accordo pre-elettorale impegna i firmatari su 4 punti: adottare misure per la decarbonizzazione (anche con incentivi fiscali), applicare l’Accordo di Parigi sul clima attraverso un’efficiente strategia energetica, aumentare la cooperazione allo sviluppo e la lotta alla desertificazione nei paesi a rischio migrazione, promuovere informazione e formazione della popolazione sui temi del cambiamento climatico e dell’Agenda 2030“.

 

 

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