Senza le botteghe nei borghi non può esistere il turismo

Durante una conferenza all’Università della Svizzera italiana, Carlo Petrini, fondatore di Slow Food spiega come i consumatori attenti riescono a influenzare la produzione. Il consumatore non compra più ciò che trova. Il luogo dello scambio, dell’acquisto, diviene centrale in una riflessione che mette al centro il benessere dell’uomo e comunque la difesa da quei meccanismi disumanizzanti che trasformano l’atto dell’acquisto in qualcosa di non sociale, solitario. Per Petrini la distribuzione ha un ruolo fondamentale in questa battaglia. Nell’intervista a TvSvizzera.it, dice: “Il sistema distributivo del cibo mostra dei problemi, a cominciare dalla perdita di socialità. Abbiamo chiuso nei borghi le botteghe e li abbiamo concentrati nella GDO e in prospettiva arriva un meccanismo che si chiama Amazon che distruggerà pure queste“, spiega Petrini. “Abbiamo bisogno di conservare presidi di botteghe multifunzionali che garantiscano la presenza di giovani e che tengano in piedi questa socialità. Altrimenti non ha senso parlare di turismo“.

Un riflessione sul ruolo della distribuzione era stata fatta anche durante l’evento sull’economia circolare organizzato da ASviS, a Taranto, da Gerardo Centoducati, direttore del Consorzio della Lenticchia di Altamura: “Se il consumatore responsabile è più attento e va in opposizione al consumatore compulsivo“, spiega Centoducati, “È perchè ragiona un po’ di più rispetto agli altri. Per questo chiamiamo la distribuzione a fare la propria parte, che non basi le proprie scelte esclusivamente su politiche di prezzo, costringendo quindi i produttori a limitare gli investimenti in termini di sostenibilità e diritti. Il volano della distribuzione responsabile è fondamentale per accorciare il più possibile il rapporto tra la produzione responsabile ed il consumo responsabile, in ottica di collaborazione e condivisione tra tutti gli operatori virtuosi della supply chain“.

Il tema del turismo e della trasformazione del territorio e delle città è evidente a Otranto, dove la città, evidentemente modificata dalla scelta politico-economica di basare la propria economia sul turismo, ha perso pezzi importanti, quei presidi di cui parlava Petrini nell’intervista. A Otranto, ad esempio, sono sparite le mercerie e in centro si vendono solo souvenir per turisti.

 

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