Sviluppo sostenibile. L’Italia sta perdendo la sfida e gli USA hanno gettato la spugna

L’Italia sta perdendo la sfida dello sviluppo sostenibile. È scritto chiaramente nell’ultimo rapporto ASviS presentato ieri a Roma. I dati relativi ai 17 obiettivi non sono confortanti (il rapporto integrale si può leggere qui e qui si può leggere il comunicato stampa e qui si possono vedere le slide di Giovannini), soprattutto se si considera che per raggiungere alcuni di questi obiettivi è necessario un cambiamento strutturale del funzionamento del Paese e non bastano soluzioni tampone. Le soluzioni sono belle che elencate da Giovanni, a cominciare dall’introdurre lo sviluppo sostenibile tra i principi fondamentali della Costituzione. Inoltre sarebbe il caso, secondo il fondatore di ASviS, di cambiare il CIPE in CISS (Comitato Interministeriale per lo Sviluppo Sostenibile).

L’Italia non sta bene, dicevamo: l’Italia è peggiorata in cinque aree: povertà (Goal 1), condizione economica e occupazionale (Goal 8), disuguaglianze (Goal 10), condizioni delle città (Goal 11) ed ecosistema terrestre (Goal 15). Per quattro la situazione è rimasta invariata: acqua e strutture igienico-sanitarie (Goal 6), sistema energetico (Goal 7), condizione dei mari (Goal 14) e qualità della governance, pace, giustizia e istituzioni solide (Goal 16). Segni di miglioramento si registrano, invece, per alimentazione e agricoltura sostenibile (Goal 2), salute (Goal 3), educazione (Goal 4), uguaglianza di genere (Goal 5), innovazione (Goal 9), modelli sostenibili di produzione e di consumo (Goal 12), lotta al cambiamento climatico (Goal 13), cooperazione internazionale (Goal 17).

Se approfondiamo a livello regionale, ad esempio con la situazione della Puglia, ci accorgiamo che la situazione non è rosea nemmeno tra Salento e Gargano. Nella parte relativa agli SDGs territoriali, la Puglia ha i valori molto al di sotto della media nazionale (che però non fa riferimento alla situazione attuale ma a quella del 2010, come è spiegato nella nota metodologica). La Puglia ha un andamento positivo rispetto al Goal 1 (Povertà) “causato da un abbassamento dell’indice di grave deprivazione materiale e dell’indice di difficoltà economica delle famiglie”.

Invertire il paradigma, ovvero i pesi della bilancia per la governance, potrebbe non essere sufficiente e qualcuno sostiene che può essere totalmente inutile, quindi godiamoci gli ultimi anni sulla Terra e poi pazienza. Lo ammette, senza troppi giri di parole, il Governo americano, come è riportato dal Nymag: “Il mese scorso, l’amministrazione Trump ha pubblicato un rapporto che prevede che le temperature globali saranno quattro gradi più alte entro la fine di questo secolo, supponendo che le tendenze attuali persistano. I leader mondiali si sono impegnati a mantenere le temperature globali da salire anche di due gradi (Celsius) sopra i livelli preindustriali, con la consapevolezza che il riscaldamento oltre questo potrebbe rivelarsi catastrofico. L’ultima volta che la Terra è stata calda come la Casa Bianca si aspetta che sia nel 2100, i suoi oceani erano centinaia di metri più in alto. Vale a dire: l’amministrazione Trump apparentemente, ufficialmente si aspetta che, in assenza di un’azione radicale per ridurre le emissioni di carbonio, entro i prossimi 80 anni, gran parte di Manhattan e Miami affonderanno nel mare; molte delle barriere coralline del mondo saranno irreversibilmente distrutte dagli oceani acidificanti; vaste regioni della Terra perderanno le loro fonti primarie di acqua; e una varietà di eventi meteorologici estremi aumenterà drasticamente in frequenza. E la Casa Bianca ritiene che questo fatto sia un argomento per allentare le restrizioni sulle emissioni di carbonio. Il rapporto che rivelava le previsioni dell’amministrazione per il riscaldamento globale non era un promemoria che dettagliava l’intenzione del presidente Trump di rientrare nell’accordo sul clima di Parigi, o di nominare Naomi Klein come il suo nuovo direttore dell’EPA. Si trattava di una dichiarazione di impatto ambientale che giustificava la sua decisione di abrogare gli standard federali di efficienza carburante per veicoli costruiti dopo il 2020 – una misura di deregolamentazione che aggiungerà 8 miliardi di tonnellate di anidride carbonica in atmosfera entro la fine di questo secolo, secondo alle stime del governo“. (tradotto velocemente con Google Translate)

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