Cambiamenti climatici. Un nobel non basta, mancano 5 minuti a mezzanotte

L’Accademia Reale svedese ha premiato William D Nordhaus per gli studi fatti sull’interazione tra clima e economia: “Il suo modello integra teorie e risultati empirici di fisica, chimica ed economia. Il modello di Nordhaus è ora ampiamente diffuso e viene utilizzato per simulare il modo in cui l’economia e il clima si evolvono. È utilizzato per esaminare le conseguenze degli interventi sulla politica climatica, ad esempio le tasse sul carbonio”. L’importanza del premio è data dal fatto che i cambiamenti climatici sono ormai entrati nel discorso comune, e il Nobel non è che un’ufficializzazione di questo passaggio da argomento di nicchia a fatto conclamato. Anche se se ne parla da decenni, solo ora iniziamo a vederne le conseguenze. Un Nobel però non basta, nemmeno se è biodegradabile. Ieri il CMCC ha diffuso alcuni dati in merito al temuto innalzamento delle temperature e la necessità di tenere a freno il gas serra. In palio non ci sono premi questa volta, ma la sopravvivenza del genere umano. Secondo il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, che ha ripreso il rapporto di IPCC, è necessario tenere l’innalzamento delle temperature di mezzo grado e non di un grado, come previsto:

Limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali è un compito titanico, che implica cambiamenti rapidi e drastici nel modo in cui funzionano governi, industrie e società. Tuttavia, anche se il mondo si è già riscaldato di 1 °C, per liberarsi dell’abitudine al carbonio l’umanità ha da 10 a 30 anni in più di quanto gli scienziati stimassero in precedenza. Sono questi, in sintesi, i principali contenuti dell’ultimo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), pubblicato il 8 ottobre, e basato sulle ricerche condotte da quando le nazioni hanno siglato l’accordo sul clima di Parigi del 2015, che mira a ridurre le emissioni di gas serra e a limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5-2 °C. Per raggiungere questo obiettivo, secondo l’IPCC, entro il 2030 il mondo dovrebbe ridurre le emissioni di carbonio almeno del 49 per cento rispetto ai livelli del 2017 e quindi raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050. Senza importanti riduzioni delle emissioni di gas serra, il mondo è sulla buona strada per arrivare a circa 3 gradi di riscaldamento entro la fine del secolo, e potrebbe superare la soglia di 1,5 °C tra il 2030 e il 2052 se il riscaldamento globale continuerà al suo ritmo attuale.

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Il rapporto dell’IPCC cita ricerche recenti che indicano che la quantità di carbonio che l’umanità può ancora emettere mentre limita il riscaldamento a +1,5 ° C potrebbe essere maggiore di quanto si pensasse in precedenza. La precedente valutazione dell’IPCC, pubblicata nel 2014, stimava che, al ritmo di emissioni attuali, il mondo avrebbe superato la soglia di +1,5 °C all’inizio degli anni 2020. L’ultimo rapporto ha portato questa soglia temporale al 2030 o al 2040 sulla base di studi che hanno rivisto il livello di riscaldamento che abbiamo già raggiunto.

“Ogni tonnellata di carbonio in più che immettiamo nell’atmosfera oggi è una tonnellata che dovrà essere sequestrata alla fine del secolo”, afferma Myles Allen, climatologo dell’Università di Oxford, nel Regno Unito, tra gli autori principali del rapporto.

“Penso che occorra iniziare un dibattito su chi pagherà per questo, e se sia giusto che l’industria dei combustibili fossili e i suoi clienti ne godano i benefici oggi, lasciando che sia la prossima generazione a coprire i costi per ripulire,” dice Allen.

Ma gli scienziati hanno solo una “fiducia media” nei budget di carbonio rivisti, dice Thomas Stocker, climatologo dell’Università di Berna, in Svizzera. Egli sostiene che i ricercatori daranno uno sguardo più completo ai numeri nella prossima valutazione climatica completa, che dovrebbe essere pubblicata nel 2021.

Nel frattempo, il nuovo e più ampio margine sulle emissioni di carbonio potrebbe lanciare un messaggio sbagliato ai politici, afferma Oliver Geden, sociologo e visiting fellow presso il Max-Planck-Institut per la Meteorologia di Amburgo, in Germania. Egli teme che il rapporto dell’IPCC porti a sottostimare la difficoltà di raggiungere l’obiettivo di +1,5 °C. “Mancano sempre cinque minuti a mezzanotte, e questo è molto problematico”, dice. “I politici si abituano e pensano che ci sia sempre una via di scampo”.

Qui una semplice infografica di CMCC che spiega bene gli effetti dei cambiamenti climatici.

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