Termovalorizzatori o inceneritori? Interviene l’Accademia della Crusca

La fine del ciclo dei rifiuti differenziati è un grave problema dopo che la Cina ha chiuso le frontiere alla scarsa qualità. Il problema è cosa fare a valle della raccolta. Se le frazioni di differenziata possono diventare materia prima-seconda, rimane il problema dell’indifferenziato. Atteso che l’obiettivo sarà sempre quello di ridurre al massimo la produzione di rifiuti, perchè di fatto la differenziata da sola non basta, il problema rimane che farsene della frazione non recuperabile. Il dibattito degli ultimi tempi si è concentrato su termovalorizzatori e inceneritori, una discussione squisitamente linguistica, come è stato raccontato da Repubblica. Ad aggiungere un ulteriore livello di analisi ha contribuito anche l’Accademia dell Crusca, con questa bella riflessione firmata Redazione Consulenza Linguistica: Si tratta in realtà di impianti di incenerimento in cui i rifiuti vengono smaltiti mediante un processo di combustione ad alta temperatura che produce ceneri, polveri e gas come quelli preesistenti, con la differenza che il calore prodotto viene recuperato e utilizzato per produrre vapore e quindi energia elettrica.Stando così le cose, una denominazione più esaustiva e meno ambigua dovrebbe essere quella di inceneritore con termovalorizzazione (ha circolato inceneritore con recupero energetico, che non ha avuto molta fortuna), ma è certamente scattata, a questo punto, la ricerca di brevità, propria del linguaggio tecnologico, e ne è derivata la semplificazione, che ha anche spostato il maggior carico semantico nel nome di agente dato alla parte dell’impianto che crea valore con la combustione dei rifiuti. Che poi questo spostamento semantico venga anche appoggiato dall’intenzione, da parte di produttori degli impianti e di amministratori, di allontanare nell’opinione pubblica l’idea della pericolosità ambientale e sottolineare il richiamo al valore dell’energia prodotta, è questione che va oltre le competenze del linguista(qui il pezzo originale, pubblicato sulla rivista Micron di Arpa Umbria)

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