Addio alle auto

Dobbiamo prepararci a dire addio alle auto. Almeno a quelle private. Il driver (nome omen) del progresso del Novecento, dovrà essere per forza di cosa, messo da parte. Ne va del futuro della Terra e della sopravvivenza (di una parte) del genere umano. Dalle proteste dei gilet gialli in Francia a quelle per l’ecotassa italiana, quello che vediamo in queste settimane di fine 2018 potrebbero essere interpretate come la resistenza del sistema ad un cambiamento radicale necessario.

Un momento della protesta dei gilet gialli a Parigi

Nonostante la protesta dei gilet jaunes si sia riempita di tanti significati e di tanti malcontenti, tutto parte della notizia che il Governo di Macron avrebbe rincarato i carburanti dal prossimo gennaio. 2,9 cent su benzina e 6,5 per il gasolio. Una carbon tax il cui obiettivo è penalizzare le vecchie tecnologie e ridurre le emissioni.

In Italia sta accadendo quasi la stessa cosa, ma solo nei palazzi del potere, al momento. Il Governo gialloverde avrebbe pronta una sorta di ecotassa che disincentiverà l’acquisto di auto a diesel e premierà (con bonus fino a 6.000 euro) chi acquisterà auto elettriche. La pressione delle varie lobby, potentissime, delle auto e del petrolio, stanno facendo fare un passo indietro, tanto che mentre scriviamo Di Maio ha dichiarato che la tassa non riguarderà l’auto delle famiglie.

Eppure sono proprio le auto private il problema, quel mezzo fatto di acciaio e plastica che da quasi cento anni ha rimpicciolito il mondo ma lo ha anche affumicato ben bene. L’economia occidentale di fatto ha viaggiato sulle quattro ruote: si sono sviluppate tecnologie per migliorarne le prestazioni ma anche le infrastrutture: autostrade, parcheggi, interi quartieri pensati per essere usufruiti attraverso l’automobile. In un’idea di crescita infinita forse davvero si pensava che l’uomo avrebbe smesso di camminare a piedi.

Ugo Bardi, sul Fatto Quotidiano, spiega:

Quindi, non ci sono molte alternative al fatto che bisogna eliminare i motori diesel e a benzina il prima possibile e, fortunatamente abbiamo una buona alternativa: i veicoli elettrici alimentati a energia rinnovabile. La questione è come recuperare il tempo perduto rispetto agli altri Paesi che ci hanno staccato nella corsa all’elettrico. E se guardiamo come hanno fatto loro, beh, non ci sono segreti: hanno dato degli incentivi all’acquisto di veicoli elettrici mentre allo stesso tempo hanno disincentivato l’uso di quelli a motore termico. Per noi è la stessa cosa, non abbiamo molta scelta: incentivi per i veicoli a basse emissioni e disincentivi per i veicoli tradizionali secondo il sano principio del “chi inquina paga”.

Ma tutto questo non vuol dire, come sostiene La Staffetta, fare un piacere ai ricchi, ovvero quelli che si possono permettere i veicoli elettrici? Per ora, i veicoli elettrici sono più cari, c’è poco da fare, ma è anche vero che tutte le nuove tecnologie sono care all’inizio. Chi introduce le innovazioni sono quelli che possono permettersele. Così facendo, fanno un piacere a quelli che le adotteranno in seguito, creando il mercato e le infrastrutture necessarie alla diffusione della nuova tecnologia. È successo così, per esempio, per i telefoni cellulari: quelli che li hanno comprati all’inizio, quando erano molto costosi, hanno contribuito a creare l’infrastruttura di ripetitori che oggi tutti possono utilizzare. Lo stesso vale per i veicoli elettrici: il loro costo, oggi, comprende anche la costruzione di un’infrastruttura di colonnine di ricarica. Chi li compra oggi contribuisce a qualcosa che poi ne renderà possibile una diffusione molto maggiore.

Certo, il governo non ha mai dato incentivi all’acquisto dei telefoni cellulari, ma il caso dei veicoli elettrici è diverso: è una tecnologia cruciale per tante cose, a partire dal ridurre l’inquinamento nei centri urbani ma, soprattutto, per ridurre le emissioni di gas serra. Per questo bisogna accelerare la loro introduzione e il governo può e deve dare un contributo. E allora andiamo avanti, perché i danni del riscaldamento globale ci stanno già piombando addosso, ogni anno peggiori.


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